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Fukushima, allarme senza fine

Proponiamo un articolo apparso il 2 settembre a questo link sul Secolo XIX riguardante la continua situazione di allarme e preoccupazione che desta la centrale di Fukushima, nonostante siano già passati due anni dall'incidente. Questo a dimostrare che ormai non ha più senso parlare di "nucleare sicuro". Evidentemente chi parla di nucleare sicuro o è ignorante oppure è in male fede al soldo dell'industria nucleare. L'incidente ha dimostrato per l'ennesima volta che non siamo assolutamente in grado di affrontare una situazione potenzialmente disastrosa. Ma non è solo questo il problema, infatti non siamo ancora in grado di gestire adeguatamente il problema delle scorie e in definitiva, grazie all'uso pacifico dell'energia nucleare, il mondo diventa ogni giorno un po' più radioattivo, e questo non tarderà a tornare indietro, e sta già accadendo, sotto forma di malattia. Qui di seguito l'articolo del Secolo XIX:

 

Tokyo - La contaminazione alla disastrata centrale nucleare di Fukushima è motivo di serio allarme: alti livelli di radioattività sono stati osservati nelle vicinanze di tre serbatoi e di una conduttura di collegamento, con valori che arrivano fino al record di 1.800 millisievert/ora, potenzialmente letali per l’uomo in 4 ore di contatto diretto, come ingestione e inalazione. L’ultimo bollettino sui valori raccolti sabato, e fornito oggi dalla Tepco, il gestore dell’impianto, rilancia le ipotesi di nuove perdite di acqua contaminata dopo quella stimata in 300 tonnellate (forse finita nell’oceano Pacifico) e accertata appena il 19 agosto. Un incidente che ha spinto i tecnici della utility a monitorare con più attenzione e frequenza il migliaio di grandi cisterne montate nella struttura per contenere i liquidi contaminati, frutto del raffreddamento continuo dei reattori danneggiati, della pioggia e della falda sotterranea.

Quanto al punto di maggiore radioattività, i dati del 22 agosto rimarcano 100 millisievert/ora (ora è 18 volte maggiore), contro la normativa giapponese che vede la soglia di esposizione massima a 50 millisievert/ora per i lavoratori delle centrali. Al momento non ci sono elementi chiari sul nuovo caso che interessa la cosiddetta zona `H4´, quella dove furono realizzate a ritmo serrato, tale da sollevare dubbi sulla loro sicurezza e sulla qualità dei materiali usati, le cisterne d’urgenza a pochi mesi dalla crisi nucleare seguita al sisma/tsunami dell’11 marzo 2011: i serbatoi incriminati, però, sarebbero pieni, mentre le perdite risulterebbero soltanto sotto la conduttura, con radioattività di 230 millisievert/ora.

Gli ultimi sviluppi sulla crisi di Fukushima sono maturati alla vigilia del fermo per manutenzione ordinaria del reattore n.3 di Oi, nella prefettura di Fukui, uno dei due attualmente in funzione sui 50 sparsi sul territorio, mentre la lobby nucleare spinge per una rapida messa in funzione delle unità. E sono anche giunti nel giorno della Giornata nazionale per la prevenzione dei disastri in ricordo delle oltre 105mila vittime del Grande terremoto del Kanto dell’1 settembre 1923, che ha visto la mobilitazione di circa 1,5 milioni di persone in una maxi esercitazione su una simulazione di un sisma di magnitudo 9,1 della scala Richter (con tanto di tsunami) nella fossa di Nankai, al largo della costa sul Pacifico del Giappone centrale e occidentale.

Una catastrofe che, nelle proiezioni del governo nipponico, sarebbe capace di causare fino a 323.000 vittime, senza dimenticare la forte scossa attesa a Tokyo - secondo alcuni esperti - in uno futuro non molto lontano. Il premier Shinzo Abe e tutti i suoi ministri hanno tenuto una riunione d’emergenza per coordinare la crisi presso la residenza del primo ministro che ha tenuto una conferenza stampa in cui ha invitato i cittadini a mantenere la calma e a scongiurare le forme di panico o l’incetta di cibo e beni di prima necessità. Scenari oggi tutti simulati, ma vissuti realmente soltanto due anni e mezzo fa.


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